Come creare un report SEO settimanale automatico con Claude AI

report SEO automatico con Claude AI

Se sei un consulente SEO, un titolare di sito o un marketing manager, ogni lunedì mattina ti trovi davanti allo stesso rito: aprire Google Analytics 4, esportare i dati della settimana, controllare Google Search Console per clic e impressioni, dare un'occhiata agli eventi configurati in Google Tag Manager e poi mettere insieme tutto in un documento decente da leggere o da inviare a un cliente. Un lavoro che, se fatto bene, ti porta via due o tre ore. Moltiplicato per il numero di progetti, diventa una giornata intera ogni settimana.

In questa guida ti mostro come ho costruito un flusso di reporting SEO settimanale completamente automatico usando Claude AI come motore di analisi, collegandolo direttamente a GA4, Search Console e Tag Manager. Vedrai come configurare gli accessi, come scrivere il prompt che produce davvero un documento utile (e non un riassuntino generico), quali errori evitare e come ricevere il report sul telefono ogni lunedì alle nove senza muovere un dito.

Ti parlo da consulente che lavora su SEO e Google ADS dal 2011: quello che leggi qui è il metodo che uso io, con tutti gli aggiustamenti che ho dovuto fare per arrivare a un risultato che si possa davvero presentare a un cliente.

Cosa significa davvero "report SEO automatico" di un sito

Prima di entrare nella parte operativa serve mettere a fuoco una cosa. Quando si parla di report SEO automatico, la maggior parte degli articoli che trovi online ti propone due strade: usare Google Data Studio collegandolo a GA4 e Search Console, oppure affidarti a tool come SEOZoom, SEMrush o SE Ranking che generano un PDF preimpostato.

Entrambe queste strade hanno un problema enorme: producono dashboard, non report. Una dashboard mostra numeri. Un report racconta cosa stanno dicendo quei numeri e cosa farne. Il primo è un foglio elettronico travestito, il secondo è il documento che un consulente senior scriverebbe a mano dopo aver passato due ore a guardare i dati.

La differenza con Claude AI sta tutta qui. Un modello linguistico evoluto non si limita a leggere le metriche: le interpreta, le confronta con la settimana precedente, identifica le anomalie, suggerisce le azioni e scrive il documento finale in italiano scorrevole. Il tuo intervento manuale si riduce a definire una sola volta le regole, poi il sistema gira da solo.

Nota: non sto dicendo che Claude sostituisce il consulente SEO. Sto dicendo che ti libera dalla parte ripetitiva del lavoro, quella che non porta valore aggiunto, così puoi concentrarti sulle decisioni strategiche e sull'esecuzione.

Cosa serve per partire? tool essenziali e verifiche preliminari

Prima di mettere mano alla configurazione ti conviene fare una checklist di quello che serve. Ecco gli elementi minimi:

  • un account Claude attivo (preferibilmente almeno in versione Pro);

  • accesso amministratore o editor a Google Analytics 4;

  • proprietà verificata in Google Search Console;

  • container Google Tag Manager installato sul sito;

  • almeno una conversione o un evento personalizzato configurato;

  • un dispositivo iOS o Android con app Claude installata per ricevere le notifiche.

Se ti manca uno solo di questi punti, fermati e sistemalo prima. Provare a costruire un report automatico senza che gli eventi siano tracciati correttamente in GTM e GA4 è come voler stampare un giornale senza aver scritto gli articoli: il risultato è un foglio bianco.

Verificare che il tracciamento sia pulito

Il primo controllo che faccio sempre, prima ancora di configurare l'automazione, è la verifica del tracciamento. Apro GA4, vado nella sezione "Report > Coinvolgimento > Eventi" e mi assicuro che gli eventi personalizzati creati tramite GTM stiano effettivamente arrivando. Se vedo "page_view", "session_start", "scroll" e null'altro, significa che gli eventi custom non sono collegati e il report risulterà vuoto su una delle sezioni più importanti.

Una volta verificato che gli eventi standard e quelli personalizzati siano entrambi presenti, posso passare alla parte di automazione.

Collegare Claude alle fonti dati: GA4, GSC e GTM

Qui inizia la parte tecnica vera. A differenza di Gmail o Google Drive, per cui Claude offre dei connettori già pronti attivabili con un click dal browser, Google Analytics 4, Search Console e Tag Manager si collegano tramite Claude Desktop, l'applicazione che installi sul tuo computer e che ti permette di aggiungere server MCP personalizzati attraverso un file di configurazione.

In pratica il funzionamento è questo: scarichi Claude Desktop, apri il file di configurazione che si trova in una cartella nascosta del tuo sistema, incolli dentro un blocco di codice JSON che dice a Claude come parlare con le API di Google, lo personalizzi con gli identificativi delle tue proprietà, salvi e riavvii l'app. Al primo utilizzo Claude apre una finestra di Google per chiederti i permessi e da quel momento è in grado di leggere i dati ogni volta che glielo chiedi.

Sembra un giro lungo ma se segui i passaggi in ordine te la cavi in mezz'ora. Te li riassumo prima e poi scendiamo nel dettaglio:

  • scaricare e installare Claude Desktop;

  • trovare il file di configurazione sul tuo sistema operativo;

  • recuperare gli identificativi delle tue proprietà GA4, GSC e GTM;

  • incollare il JSON di configurazione e personalizzarlo;

  • riavviare Claude Desktop e autorizzare l'accesso con il tuo account Google;

  • eseguire il test di collegamento.

Scaricare e installare Claude Desktop

Vai sul sito claude.com (puoi farlo anche da claude.ai cliccando nelle impostazioni del tuo profilo) e cerchi la sezione di download dell'app desktop. Esiste sia per Mac che per Windows e si scarica come qualsiasi altra applicazione: file .dmg per Mac, installer .exe per Windows.

Una volta installata, la apri e accedi con lo stesso account Claude che usi nel browser. Le funzionalità MCP esistono solo nella versione desktop, non nella web app, quindi questo passaggio non è opzionale.

Trovare il file di configurazione

Il file da modificare si chiama claude_desktop_config.json e si trova in una cartella diversa a seconda del sistema operativo. È nascosto, quindi non lo vedi navigando normalmente nel Finder o nell'Esplora file: ci devi arrivare con un percorso preciso.

Su Mac apri il Finder, premi la combinazione Cmd + Shift + G (che apre la finestra "Vai alla cartella") e incolli questo percorso:

~/Library/Application Support/Claude/

Premi Invio e ti si apre la cartella di Claude. Dentro trovi (o dovrai creare, se non c'è ancora) il file claude_desktop_config.json.

Su Windows apri Esplora file, clicchi nella barra dell'indirizzo in alto e incolli questo percorso:

%APPDATA%\Claude\

Premi Invio e ti si apre la stessa cartella nella versione Windows. Anche qui trovi (o dovrai creare) il file claude_desktop_config.json.

Se il file non esiste ancora, lo crei tu da zero: tasto destro nella cartella, "Nuovo > Documento di testo" su Windows oppure crei un file nuovo dal Finder o da TextEdit su Mac, e lo nomini esattamente claude_desktop_config.json, attento che l'estensione sia .json e non .txt. Su Windows, in particolare, controlla che non si chiami claude_desktop_config.json.txt perché di default Esplora file nasconde le estensioni e questo è un errore classico che blocca il setup.

Recuperare gli identificativi delle tue proprietà

Prima di toccare il file, ti conviene avere già pronti i tre identificativi che andrai a inserire nel JSON: l'ID della proprietà GA4, l'URL del sito su Search Console e l'ID del container GTM.

L'ID della proprietà GA4 lo trovi entrando in Google Analytics, in "Amministrazione" (l'icona dell'ingranaggio in basso a sinistra) e poi "Dettagli proprietà". In alto a destra vedi una stringa tipo ID proprietà: 355392069. Ti serve quel numero, niente lettere, solo cifre.

L'URL del sito su Search Console è esattamente quello con cui hai verificato la proprietà in GSC. Se l'hai verificata come "Proprietà del dominio" sarà nel formato sc-domain:nomedominio.it, se invece l'hai verificata come "Prefisso URL" sarà nel formato https://www.nomedominio.it/ completo di protocollo e slash finale. I due formati non sono interscambiabili: lo devi copiare identico a come appare nella tendina delle proprietà di Search Console.

L'ID del container GTM è la stringa che inizia per GTM- seguita da sei o sette caratteri alfanumerici, per esempio GTM-XXXXXXX. La trovi in due modi: dentro l'interfaccia di Tag Manager, in alto accanto al nome del contenitore, oppure direttamente nel codice sorgente del sito attraverso il "Visualizza sorgente pagina" e cercando GTM-.

Tieni questi tre valori a portata di mano, ti serviranno tra poco.


{
"mcpServers": {
"google-search-console": {
"command": "npx",
"args": [
"-y",
"gsc-mcp-server"
],
"env": {
"GSC_SITE_URL": "INSERISCI_QUI_URL_DEL_SITO"
}
},
"ga4-mcp-server": {
"command": "npx",
"args": [
"-y",
"mcp-remote@0.1.30",
"https://mcp-ga.stape.ai/mcp"
],
"env": {
"GA4_PROPERTY_ID": "INSERISCI_QUI_ID_PROPRIETA_GA4"
}
},
"gtm-mcp-server": {
"command": "npx",
"args": [
"-y",
"mcp-remote",
"https://gtm-mcp.stape.ai/mcp"
],
"env": {
"GTM_CONTAINER_ID": "INSERISCI_QUI_ID_CONTAINER_GTM"
}
}
},
"preferences": {
"coworkScheduledTasksEnabled": true,
"ccdScheduledTasksEnabled": true,
"sidebarMode": "task",
"coworkWebSearchEnabled": true,
"remoteToolsDeviceName": "NOME_DISPOSITIVO_GENERICO",
"epitaxyPrefs": {
"starred-local-code-sessions": [],
"starred-cowork-spaces": [],
"starred-session-groups": [],
"dframe-local-slice": {
"pinnedOrder": [],
"customGroupAssignments": {},
"customGroupOrder": {}
}
},
"bypassPermissionsGateByAccount": {
"ID_ACCOUNT_GENERICO": false
}
}
}

Se invece il file esiste già e contiene altri server MCP che hai configurato in precedenza, non sovrascrivere tutto: aggiungi solo le tre voci google-analytics, google-search-console e google-tag-manager dentro la sezione mcpServers già presente, separandole con la virgola dalle altre.

Adesso sostituisci i tre placeholder in maiuscolo con i tuoi valori reali, lasciando le virgolette al loro posto:

  • al posto di INSERISCI_QUI_ID_PROPRIETA_GA4 metti l'ID numerico di GA4;

  • al posto di INSERISCI_QUI_URL_DEL_SITO metti l'URL esatto di Search Console;

  • al posto di INSERISCI_QUI_ID_CONTAINER_GTM metti l'ID del container GTM.

Salva il file mantenendo l'estensione .json e chiudi l'editor.

Nota: il JSON è un formato sensibile alla sintassi. Se sbagli a togliere una virgoletta, una virgola o una graffa, l'intero file diventa illeggibile e Claude all'avvio non carica nessuno dei server MCP. Se al primo tentativo qualcosa non funziona, copia il contenuto del tuo file in un validatore online tipo jsonlint.com che ti permett di capire se c'è un errore di sintassi e in che riga si trova.

Riavviare Claude Desktop e autorizzare l'accesso

A questo punto chiudi completamente Claude Desktop (su Mac assicurati di farlo da menu "Claude > Esci" e non solo dal pallino rosso della finestra, altrimenti l'app resta in background; su Windows fai tasto destro sull'icona nella tray e "Esci"), fatto questo riaprilo.

Al riavvio Claude legge il file di configurazione, carica i tre server MCP e li rende disponibili nelle chat. La prima volta che gli chiedi di leggere dati da GA4, Search Console o GTM, ti si apre una finestra del browser che ti chiede di accedere con il tuo account Google e autorizzare Claude a leggere i dati delle tue proprietà. Concedi i permessi richiesti e torni dentro Claude.

L'autorizzazione la fai una volta sola per servizio. Da quel momento in poi Claude può interrogare GA4, GSC e GTM ogni volta che glielo chiedi nei prompt, senza dover ripetere l'accesso.

Collegamento MCP Account Google

Eseguire il test di collegamento

Prima di costruire il prompt definitivo del report fai sempre un test secco. Apri una chat nuova in Claude Desktop e scrivi qualcosa tipo: "Leggi da GA4 il numero di utenti attivi e di sessioni degli ultimi 7 giorni. Poi leggi da Search Console il numero totale di clic e di impressioni dello stesso periodo. Mostrami i quattro valori."

Se Claude risponde con quattro numeri reali, sei online e puoi passare alla costruzione del prompt del report.

Se invece ti restituisce un errore o ti dice che non trova dati, il problema è quasi sempre uno di questi quattro:

  • il file JSON ha un errore di sintassi (controlla con jsonlint.com);

  • uno degli identificativi è scritto male (occhio agli spazi invisibili copiati per sbaglio);

  • l'account Google con cui hai autorizzato non ha i permessi sulle proprietà;

  • il formato dell'URL di Search Console non corrisponde a quello verificato.

Si controllano in quest'ordine e nove volte su dieci il problema salta fuori al primo o al secondo controllo. Non passare oltre finché questo test non risponde con numeri reali: tutta la costruzione del report poi dipende da qui.

Costruire il prompt del report settimanale

Qui sta il vero cuore del lavoro. Il prompt è la differenza tra un report che sembra scritto da uno stagista distratto e uno che sembra scritto da un consulente con dieci anni di esperienza.

Quello che ho imparato dopo decine di prove è che un buon prompt per un report SEO automatico deve contenere cinque elementi precisi. Te li riassumo prima e poi li approfondisco:

  • definizione del periodo da analizzare;

  • elenco completo delle metriche obbligatorie;

  • regole su come trattare le diverse fonti dati;

  • istruzioni di formattazione e impaginazione;

  • richiesta esplicita di analisi competitiva e raccomandazioni.

Definire il periodo con precisione

La prima cosa che il prompt deve specificare è il periodo di analisi. Se scrivi "la settimana scorsa" lasci troppo spazio all'interpretazione. Io uso sempre questa formula: "Settimana analizzata: lunedì scorso fino a domenica scorsa, intesa come settimana completa. Settimana di confronto: i 7 giorni completi immediatamente precedenti. Indica sempre entrambe le date all'inizio del report."

In questo modo Claude calcola le date in automatico basandosi sul giorno in cui gira il prompt, e tu non devi modificare nulla settimana per settimana.

L'elenco delle metriche è il vero filtro

Se non specifichi quali metriche vuoi, Claude ti tirerà fuori quelle più ovvie e tralascerà le altre. Devi essere chirurgico. Le metriche minime che io inserisco sempre sono:

  • nuovi utenti;

  • utenti di ritorno;

  • sessioni organiche;

  • conversioni da traffico organico;

  • clic, impressioni, CTR medio e posizione media da Search Console;

  • durata media del coinvolgimento;

  • frequenza di rimbalzo;

  • pagine più viste e pagine in calo;

  • ripartizione per dispositivo e per città;

  • elenco completo degli eventi standard e degli eventi personalizzati.

Per ogni metrica chiedi: dato della settimana analizzata, dato della settimana precedente, variazione assoluta, variazione percentuale e un commento sintetico. Senza questa struttura otterrai una tabella muta.

Regole sul rapporto tra GA4, GSC e GTM

Questo è il punto su cui ho visto sbagliare quasi tutti. GTM non è una fonte di dati di reporting: è il sistema che attiva i tag e fa partire gli eventi. I dati di quegli eventi finiscono dentro GA4 e da lì vanno letti.

Nel prompt devi essere esplicito: "Gli eventi personalizzati creati tramite GTM vanno cercati e letti dentro GA4. Non trattare GTM come sorgente finale del reporting. Se trovi eventi standard ma non eventi personalizzati, dillo chiaramente. Se trovi eventi personalizzati, mettili in evidenza in una sezione dedicata."

Senza questa regola Claude tende a scrivere frasi vaghe del tipo "GTM non era disponibile", che non significano nulla e ti fanno perdere fiducia nel sistema.

Formattazione e impaginazione

Le tabelle in un report SEO sono il punto in cui il 90% degli output AI fa pena. Intestazioni che si sovrappongono, colonne troppo strette, testi che vanno a capo nel mezzo di una parola. Per evitarlo nel prompt scrivi regole rigide:

  • intestazioni delle colonne sempre leggibili e mai sovrapposte;

  • nessun testo a capo dentro le celle;

  • larghezza delle colonne coerente con il contenuto;

  • tabelle larghe quanto tutto il foglio, non più strette;

  • niente abbreviazioni nelle intestazioni delle settimane, usa le date reali;

  • sfondo bianco uniforme su tutte le righe.

Sembrano dettagli, ma se il PDF finale è illeggibile il report perde tutto il suo valore.

Analisi competitiva e raccomandazioni concrete

L'ultimo elemento che trasforma un report da utile a indispensabile è la richiesta esplicita di analisi della SERP e dei competitor. Nel prompt chiedo a Claude di valutare, per ogni query in calo o per ogni pagina che non performa, cosa stanno facendo i siti che la sovrastano in classifica, quali link interni potrebbero aiutare, se serve un backlink e da quale tipologia di sito.

In questo modo il report non si ferma alla diagnosi: arriva alla cura. E ogni raccomandazione è ancorata a un dato specifico, non a un'intuizione.

La fase di reporting: programmare l'esecuzione automatica e ricevere la notifica

Una volta che il prompt funziona, l'ultimo passaggio è automatizzarne l'esecuzione. Claude permette di pianificare attività ricorrenti tramite la funzione di task programmati: imposti la data e l'ora di partenza (nel mio caso lunedì alle nove), il prompt da eseguire e Claude lo lancia in autonomia.

Quando il report è pronto, l'app Claude installata sul tuo iPhone o Android ti manda una notifica push. Apri la chat, trovi il documento generato, lo controlli, lo esporti in PDF o Word e lo invii al cliente. Tempo totale al lunedì mattina: cinque minuti.

Perché questo funzioni servono due cose: aver attivato le notifiche dell'app Claude nelle impostazioni del sistema operativo e aver dato all'assistente il permesso di inviarle quando un task ricorrente completa l'esecuzione. Entrambe le impostazioni si trovano nel menu di Claude.

Gli errori da evitare nei primi tentativi

Nei miei primi mesi di sperimentazione ho commesso praticamente tutti gli errori possibili. Te li elenco così te li risparmi.

Il primo è dare per scontato che Claude conosca il tuo sito. Non lo conosce. Devi fornire al prompt la sitemap XML del sito e, se ce l'hai, anche la mappa HTML. In questo modo quando suggerisce di creare una nuova landing page o un link interno, lo fa sapendo cosa esiste già.

Il secondo errore è non specificare la lingua e il tono. Senza istruzioni Claude ti scrive un mix di italiano e calchi dall'inglese, con sezioni intitolate "Executive Summary" o "Key Insights". Specifica sempre: italiano puro, niente anglicismi, tono da consulente senior.

Il terzo è accettare report che dicono "i dati non erano disponibili". Se Claude scrive una frase del genere, vuol dire che si è arreso prima di interrogare davvero la fonte. Nel prompt vieta esplicitamente queste formule e obbliga il modello a spiegare in modo tecnico cosa non ha funzionato. Nove volte su dieci, riformulando la query, i dati saltano fuori.

L'ultimo errore è non fissare le regole sulla resa visiva del documento. Senza vincoli precisi sul font, sulla dimensione minima del testo, sui colori dei titoli, sul grassetto e sugli spazi tra le sezioni, ottieni un documento che funzionalmente è corretto ma che a vederlo sembra un compito delle medie. Ho perso clienti che, davanti a un report di sostanza ma di forma trascurata, hanno pensato che il lavoro fosse approssimativo.

Cosa puoi fare in più con lo stesso flusso

Una volta che il sistema gira, puoi estenderlo con poco sforzo. Io ho aggiunto nel tempo tre estensioni che si sono rivelate utilissime.

La prima è il monitoraggio dei backlink acquisiti nella settimana, che Claude legge sempre da Search Console nella sezione "Link". Se ne trova di nuovi te li mette in tabella, se non ne trova lo dice esplicitamente senza inventarne.

La seconda è l'analisi della presenza sugli LLM. Chiedo a Claude di simulare alcune query tipiche del settore in cui opero (per esempio "miglior consulente SEO a Prato" o "esperto SEO per e-commerce") e di verificare se il sito viene citato nelle risposte di ChatGPT, Gemini o Perplexity. Quando manca, suggerisce su quali prompt lavorare con contenuti specifici, una pratica oggi chiamata GEO che in pratica è l'evoluzione della classica SEO.

La terza è il confronto con i competitor diretti in SERP per le keyword strategiche. Claude analizza la pagina del concorrente, ne identifica struttura e angoli editoriali e mi dice cosa manca al mio contenuto per superarlo.

Tutte queste estensioni si aggiungono al prompt principale e girano nella stessa esecuzione settimanale.

Quanto tempo ci vuole davvero per impostare il sistema

Per essere onesto: la prima volta che ho configurato un report di questo tipo ci ho messo circa tre giorni di lavoro pieno, contando le prove fallite, i prompt rifatti dieci volte e le ore passate a capire perché GA4 mi restituiva risultati che non quadravano con quelli mostrati nell'interfaccia.

Dalla seconda volta in poi, replicare il sistema per un nuovo sito o un nuovo cliente mi prende circa un paio di ore. Il prompt è praticamente lo stesso, cambiano solo gli ID delle proprietà e qualche personalizzazione legata al business specifico.

Il ritorno sull'investimento, calcolato sulle ore che mi liberava ogni settimana, l'ho avuto dopo poco più di un mese.

Tirando le somme

In questa guida abbiamo visto come trasformare il rito settimanale del report SEO in un processo automatico, gestito da Claude AI, collegato direttamente a Google Analytics 4, Search Console e Tag Manager. Abbiamo coperto la verifica del tracciamento, l'autorizzazione dei connettori, la costruzione del prompt, le regole su metriche, formattazione e analisi competitiva, la programmazione dell'esecuzione e la ricezione della notifica sullo smartphone.

Abbiamo anche visto gli errori più frequenti da evitare nei primi tentativi e le estensioni più utili da aggiungere una volta che il sistema base funziona, dall'analisi dei backlink al monitoraggio della presenza sugli LLM fino al confronto con i competitor in SERP.

Il punto più importante che voglio lasciarti è questo: l'automazione del report non sostituisce il pensiero strategico, lo libera. Quando smetti di spendere ore a copiare numeri da un'interfaccia all'altra, quelle ore le investi in interventi reali sul sito del cliente, ed è lì che si vede la differenza tra un consulente che lavora dieci ore a settimana sui dati e uno che lavora dieci ore a settimana sulle decisioni.

Autore: Riccardo Pellicanò

Pubblicato il: Giugno 2, 2026
Aggiornato il: Giugno 2, 2026
Categoria: SEO