Capire come si classificano le parole chiave non è un esercizio teorico: è la base su cui si costruisce ogni strategia di posizionamento che funzioni davvero. In questo articolo ti spiego quali sono le tipologie di keyword che esistono oggi, come riconoscerle in base all’intento di ricerca dell’utente e perché nel 2026, con l’arrivo degli AI Overviews e dei motori generativi, la scelta delle parole chiave giuste è diventata ancora più importante. Troverai esempi pratici, errori comuni da evitare e qualche considerazione che applico nel mio lavoro quotidiano sui progetti dei clienti.
Perché parlare di tipologie di parole chiave nel 2026
Quando ho iniziato a occuparmi di SEO, oltre quindici anni fa, scegliere una keyword voleva dire essenzialmente guardare il volume di ricerca e la concorrenza. Oggi questo approccio non è più sufficiente. Google ha riscritto le regole del gioco e i risultati di ricerca sono profondamente diversi rispetto anche solo a tre o quattro anni fa.
Il punto è che una parola chiave non vale l’altra. Due query molto simili dal punto di vista lessicale possono nascondere intenzioni completamente diverse, e di conseguenza richiedere contenuti, formati e strategie diametralmente opposti.
Pensaci un attimo: chi digita “torta di mele ricetta” vuole imparare a farla, chi digita “torta di mele a domicilio Milano” vuole comprarla. La keyword è quasi la stessa, ma l’utente è in due momenti del proprio percorso decisionale completamente diversi. Lavorare bene su un progetto significa riconoscere queste differenze e rispondere a ciascuna con il contenuto giusto.
Nel mio metodo di lavoro, prima ancora di aprire SEOZoom o Semrush, dedico sempre tempo a capire chi sono le persone che fanno ricerche nel settore del cliente e cosa stanno cercando di ottenere. Senza questo passaggio, ogni analisi successiva rischia di portare nella direzione sbagliata.
Cos’è il search intent e perché ha sostituito la keyword
Il search intent, o intento di ricerca, è il motivo per cui una persona digita una determinata query sulla barra di Google. È la risposta alla domanda “cosa vuole davvero ottenere questo utente?”.
Per anni la SEO ha trattato le parole chiave come oggetti isolati, da inseguire e da inserire nei contenuti con la giusta densità. Quel modello è morto da tempo. Da quando Google ha introdotto algoritmi come BERT e poi MUM, e ora con l’integrazione di sistemi generativi all’interno della ricerca, il motore non legge più le parole singolarmente: cerca di capire il bisogno dietro la query.
Questo significa che due query diverse possono attivare la stessa SERP, se Google ritiene che soddisfino lo stesso bisogno. E al contrario, due query molto simili possono mostrare risultati completamente diversi se il motore percepisce un intento differente.
Nota: per verificare l’intento di una keyword nel modo più rapido ed efficace, cerca direttamente la query su Google e analizza i primi dieci risultati. Se vedi guide e tutorial, sei davanti a un intento informazionale; se vedi schede prodotto e pagine di e-commerce, l’intento è transazionale. La SERP è sempre la fonte più affidabile.
Customer journey e tipologie di keyword: come si collegano
Per scegliere bene le parole chiave devi tenere a mente un concetto: il customer journey, ovvero il percorso che una persona compie dal momento in cui scopre di avere un bisogno fino al momento in cui acquista o si converte in cliente.
Questo percorso non è mai immediato. Una persona attraversa fasi differenti, e in ciascuna di queste pone a Google domande diverse. Riconoscere in quale fase si trova l’utente che digita una certa keyword ti permette di costruire contenuti che intercettano davvero il suo bisogno del momento.
In sintesi, ogni tipologia di parola chiave corrisponde a una specifica fase del journey. Vediamole una per una.
Le 4 tipologie di parole chiave in base al search intent
Sulla base dell’intento di ricerca dell’utente, le parole chiave si dividono oggi in quattro grandi categorie:
- keyword informazionali
- keyword navigazionali
- keyword commerciali (o di investigazione commerciale)
- keyword transazionali.
Ti anticipo che in molte guide trovi ancora la suddivisione “classica” in tre categorie. Personalmente trovo la suddivisione in quattro tipologie molto più utile sul piano operativo, perché distingue chi sta valutando opzioni da chi è già pronto ad acquistare. Sono due momenti diversi e richiedono contenuti diversi.
Keyword informazionali
Le keyword informazionali sono quelle che le persone digitano per cercare informazioni, imparare qualcosa o risolvere un dubbio. Sono di gran lunga le più diffuse: rappresentano la quota maggioritaria di tutte le ricerche che avvengono ogni giorno su Google.
Chi le usa è nella fase iniziale del customer journey, sta raccogliendo informazioni e non ha ancora preso una decisione d’acquisto. Spesso non sa neanche se l’acquisto è davvero ciò che gli serve.
Esempi tipici di query informazionali:
- come fare una torta di mele;
- cos’è la SEO;
- differenza tra SEO e Google Ads;
- perché il mio sito non si posiziona;
- come funziona la keyword research.
Il formato di contenuto ideale per intercettare queste query è la guida approfondita, l’articolo di blog ben strutturato, il tutorial, la FAQ. Sono i contenuti che costruiscono la tua autorevolezza nel tempo e che possono portare traffico costante per anni.
Attenzione però a una cosa fondamentale nel 2026: una grande percentuale delle query informazionali oggi attiva un AI Overview, ovvero la risposta generativa che Google mostra in cima ai risultati. Questo non significa che le keyword informazionali non vadano più presidiate, anzi: significa che bisogna scrivere contenuti strutturati per essere citati dagli AI Overview, non solo per essere cliccati. Su questo tema ho approfondito le tecniche nella mia pagina dedicata alla GEO, Generative Engine Optimization, che è proprio l’evoluzione naturale della SEO informazionale.
Keyword navigazionali
Le keyword navigazionali sono quelle che l’utente digita quando sa già esattamente dove vuole andare e usa Google come scorciatoia. In pratica conosce già il brand, il prodotto o il servizio e sta cercando una pagina precisa.
Sono spesso chiamate anche keyword brandizzate, perché contengono il nome dell’azienda o del prodotto. Esempi:
- Riccardo Pellicanò consulente SEO;
- SEOZoom login;
- Semrush prezzi;
- Amazon resi;
- IKEA Firenze orari.
Queste keyword hanno generalmente un altissimo tasso di conversione, perché chi le digita sa benissimo cosa vuole. Per la tua azienda essere ben posizionato su queste query è essenziale: devi assicurarti che chi cerca il tuo brand trovi te al primo posto e non un competitor, un sito di recensioni negative o un confronto sfavorevole.
Sul mio sito, ad esempio, lavoro costantemente perché chi cerca “Riccardo Pellicanò” o varianti del mio nome trovi le mie pagine ufficiali e non altre fonti. È un lavoro spesso sottovalutato ma fondamentale per la reputazione online.
Keyword commerciali
Le keyword commerciali, dette anche di commercial investigation, identificano un utente che sta valutando opzioni prima di acquistare. Non è più nella fase informativa pura, ma non è ancora pronto a comprare. Sta confrontando, soppesando, leggendo recensioni.
È una fase strategicamente fondamentale del customer journey, perché è il momento in cui le persone scelgono il fornitore. Esempi di query commerciali:
- migliori consulenti SEO in Italia;
- SEOZoom vs Semrush quale scegliere;
- recensioni hosting SiteGround;
- alternative a Mailchimp;
- migliore agenzia Google Ads Firenze.
I contenuti che si posizionano bene per queste keyword sono articoli comparativi, recensioni dettagliate, classifiche, casi studio, schede prodotto arricchite con confronti. Per un consulente o un’azienda B2B, presidiare le keyword commerciali è spesso più redditizio che inseguire quelle ad alto volume informazionale.
Keyword transazionali
Le keyword transazionali sono il punto di arrivo del customer journey. L’utente ha deciso, sa cosa vuole e cerca su Google il modo più rapido per ottenerlo. Sono le keyword con il maggior valore commerciale in assoluto.
Esempi tipici:
- preventivo consulenza SEO;
- comprare iPhone 17 online;
- prenotare ristorante Firenze stasera;
- consulente Google Ads Prato;
- scarica software gestionale gratis.
Per un e-commerce, queste sono le keyword da presidiare con le schede prodotto, le pagine di categoria e le landing page. Per chi offre servizi, come nel mio caso, sono le keyword da intercettare con pagine di servizio ottimizzate e progettate proprio per chi sta cercando di acquistare un servizio specifico.
Nota un aspetto importante: il volume di ricerca delle keyword transazionali è spesso più basso rispetto a quello delle informazionali. Ma il valore per click è enormemente superiore. È meglio intercettare cento utenti pronti ad acquistare che diecimila curiosi che leggeranno e se ne andranno.
Come capire l’intento di una keyword nella pratica
Sapere che esistono quattro tipologie di keyword è il primo passo, ma il vero lavoro è riconoscere a quale categoria appartiene ogni singola query che vuoi presidiare. Ti spiego il metodo che applico quando lavoro su un progetto.
Il modo più affidabile resta l’analisi della SERP. Cerca la keyword su Google e osserva attentamente cosa restituisce:
- guide e articoli di blog → intento informazionale;
- pagine ufficiali di brand e siti aziendali → intento navigazionale;
- comparazioni, “migliori X del 2026”, recensioni → intento commerciale;
- schede prodotto, e-commerce, listini prezzi → intento transazionale.
Se la SERP è mista, significa che Google stesso non ha ancora deciso quale intento prevalga, e per te è un’opportunità: puoi creare un contenuto ibrido che soddisfi più intenti contemporaneamente, oppure puntare sulla tipologia che ti porta più valore.
Un altro elemento da osservare sono gli elementi extra della SERP: la presenza di AI Overview, di featured snippet, di People Also Ask, di carosello immagini, di local pack, di shopping ads. Ognuno di questi elementi ti dice qualcosa sull’intento che Google attribuisce alla query e su quanto sarà facile o difficile generare clic reali sul tuo sito.
Nota: nel 2026 la presenza di un AI Overview in cima alla SERP cambia radicalmente le aspettative di traffico. Per molte query informazionali, l’utente ottiene la risposta direttamente da Google e non clicca su nessun risultato. Questo si chiama “zero-click search” e va considerato sempre quando si valuta il potenziale di una keyword.
L’impatto degli AI Overviews e della ricerca generativa sulle tipologie di keyword
Devo dedicare un paragrafo a parte a un tema che nel 2026 non si può più ignorare. Gli AI Overviews di Google e i motori generativi come ChatGPT, Perplexity e Gemini hanno cambiato radicalmente l’economia delle parole chiave.
Cosa significa concretamente? Significa che le metriche tradizionali come volume di ricerca e keyword difficulty non bastano più. Per ogni keyword che valuti devi farti almeno altre due domande:
- questa query attiva un AI Overview?
- se sì, qual è la mia possibilità di essere citato come fonte?
Le keyword informazionali sono le più impattate da questo fenomeno. Gli AI Overview appaiono prevalentemente su query informative complesse, proprio quelle che fino a poco tempo fa portavano gran parte del traffico organico ai blog. Questo non vuol dire abbandonare i contenuti informativi, vuol dire scriverli in modo che possano essere selezionati e citati dall’AI come fonte autorevole.
Le keyword commerciali e transazionali, al contrario, sono molto meno toccate. Quando una persona sta per acquistare, vuole vedere offerte concrete, non un riassunto generato dall’AI. È per questo che oggi consiglio ai miei clienti di ribilanciare la strategia editoriale spostando più risorse sulle query commerciali e transazionali rispetto a quelle informazionali pure.
Sul lato motori generativi, il discorso è ancora più articolato: ChatGPT, Perplexity e altri citano fonti diverse rispetto a Google e premiano siti con autorevolezza tematica forte e contenuti strutturati. Per chi vuole approfondire come ottimizzare i contenuti anche per questi nuovi motori, la disciplina che si sta affermando si chiama appunto GEO ed è una delle aree su cui sto investendo di più nel mio lavoro quotidiano.
Errori comuni nella scelta delle parole chiave
Negli anni mi è capitato spesso di prendere in mano progetti già avviati da altri e di vedere sempre gli stessi errori ricorrenti. Te li elenco perché potresti riconoscerli nel tuo progetto:
- inseguire solo il volume: la keyword con 10.000 ricerche al mese può essere inutile se l’intento non è allineato al tuo business;
- ignorare l’intento di ricerca: scrivere un articolo informativo su una query transazionale è il modo migliore per non convertire mai;
- trascurare le keyword brandizzate: molte aziende non controllano cosa appare quando si cerca il loro nome;
- puntare solo sulle keyword generiche: le query molto larghe sono difficilissime da posizionare e spesso poco profittevoli;
- non considerare la stagionalità: alcune keyword esplodono solo in certi periodi dell’anno;
- dimenticare le long tail: le keyword più lunghe e specifiche convertono molto meglio.
L’errore più frequente in assoluto, però, è uno: adottare la stessa strategia di parole chiave per progetti completamente diversi. Non lo dico per slogan, lo dico perché lo vedo davvero spesso. Ogni business ha un pubblico, un settore, una concorrenza e degli obiettivi unici, e di conseguenza richiede una keyword research costruita su misura.
Per questo nei progetti che seguo non parto mai da un template, ma da un confronto diretto con il cliente per capire cosa vende davvero, a chi lo vende e perché qualcuno dovrebbe scegliere lui invece di un competitor. Solo dopo apro gli strumenti e inizio l’analisi.
Come integrare le tipologie di keyword in una strategia SEO
Una volta che hai chiare le quattro tipologie, il passo successivo è integrarle in modo coerente nel tuo piano editoriale. Non si tratta di scegliere una sola categoria, ma di costruire un mix bilanciato che copra tutto il customer journey.
Una strategia equilibrata, per la maggior parte dei progetti, prevede di lavorare in parallelo su più livelli:
- pagine di servizio o schede prodotto su keyword transazionali, per intercettare chi vuole comprare;
- articoli comparativi e di recensione su keyword commerciali, per intercettare chi sta valutando;
- guide e articoli di blog su keyword informazionali, per costruire autorevolezza tematica e farsi citare dagli AI Overview;
- presidio costante delle keyword navigazionali brandizzate, per difendere la propria reputazione online.
Questa struttura permette di intercettare l’utente in qualunque momento del suo percorso e di accompagnarlo gradualmente verso la conversione. Se ti interessa approfondire come si imposta concretamente questa attività, ho dedicato una pagina specifica al servizio di keyword research e analisi del search intent che offro ai miei clienti.
Una buona keyword research, per inciso, è strettamente collegata anche all’espansione del campo semantico, ovvero alla capacità di ampliare i contenuti includendo termini correlati e sinonimi che aiutano Google a comprenderne la rilevanza. Se vuoi approfondire questo tema specifico, trovi un articolo dedicato all’espansione del campo semantico sempre sul mio blog.
Strumenti utili per riconoscere e analizzare l’intento di ricerca
Esistono diversi strumenti che aiutano a classificare le keyword in base all’intento. Quelli che utilizzo abitualmente sono SEOZoom, Semrush e Ahrefs, che nella versione aggiornata del 2026 hanno introdotto sistemi di classificazione automatica del search intent basati su intelligenza artificiale.
Anche Google Suggest, ovvero la funzione di autocomplete di Google, resta uno strumento prezioso e gratuito per capire come le persone formulano realmente le proprie query. Se vuoi approfondire come usarlo, ne ho parlato nell’articolo dedicato a Google Suggest come strumento per la SEO.
Detto questo, ti avverto: nessuno strumento sostituisce l’osservazione diretta della SERP e il buon senso. Gli algoritmi che classificano l’intento sbagliano spesso, soprattutto su query di nicchia, regionali o emergenti. La verifica manuale resta sempre necessaria.
In conclusione
Abbiamo visto cos’è il search intent e perché oggi è il vero punto di partenza di qualunque strategia SEO. Abbiamo analizzato le quattro tipologie di parole chiave (informazionali, navigazionali, commerciali, transazionali), come riconoscerle attraverso l’analisi della SERP, e come integrarle in un piano editoriale coerente. Abbiamo anche affrontato l’impatto degli AI Overviews e dei motori generativi sull’economia delle parole chiave nel 2026, oltre agli errori più comuni da evitare nella scelta delle keyword.
Il messaggio chiave che voglio lasciarti è semplice: non esiste la keyword perfetta in assoluto, esiste la keyword giusta per il tuo obiettivo. E per individuarla serve un’analisi che parta dal pubblico, passi dall’intento e si traduca in contenuti costruiti su misura.
Hai dubbi su come applicare questi concetti al tuo progetto, oppure hai notato che il tuo sito sta lavorando sulle keyword sbagliate rispetto al tuo target di clienti? Scrivimi e raccontami il tuo caso e ti darò volentieri qualche spunto.
